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grotteria

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Stato:
Italian FlagItalia
Regione:
Regional Coat Of Arms Calabria
Provinca:
Provincial Coat Of Arms Reggio Calabria
Coordinate:
38°21′N 16°16′E
Altitudine:
circa 300  m s.l.m.
Superficie:
43 km²
Abitanti:
3381
Densita:
91,1 ab./ km²
Comuni contiqui:
Fabrizia (VV), Galatro , Gioiosa Ionica , Mammola , Marina di Gioiosa Ionica , Martone , San Giovanni di Gerace , Siderno Fabrizia (VV),
CAP:
89043
Pref:.
0964
Nome abitanti:
Grotteresi
Santo patrono:
SS Crocifisso
Giorno festivo:
2° domenica di settembre

 

grotteria

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Grotteria: è un comune di 3.381 abitanti della provincia di Reggio Calabria. Grotteria è un piccolo centro agricolo della Vallata del Torbido nella Locride, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria. Il suo territorio , che occupa una superficie di 43,32 Kmq, si estende dal Mar Jonio (Grotteria Mare) alle Serre(Croceferrata, 1100 m slm) confinando con i comuni di Galatro e Fabrizia a Nord, Mammola ad Ovest, San Giovanni di Gerace, Martone e Gioiosa Jonica ad Est, Marina di Gioiosa Jonica e Siderno a Sud.

Cosa molto curiosa, la sua forma assomiglia al territorio dell'Italia... vista allo specchio.

Il centro storico del paese (raggiungibile dalla strada statale 501 - da poco passata a provinciale - che parte dal bivio di Catalisano) sorge su un cocuzzolo di una collina sviluppandosi a gradinata (partendo da circa 270 m s.l.m. - chiesa del SS. Crocefisso – e arrivando ad oltre 400 m s.l.m. – Castello), con la classica forma del paese-presepe e con il torrente Caturello che scorre alle sue pendici, ed è composto da 11 rughe (rioni): Crocefisso, Nucara, Matrice, Pisciotto, Trinità, San Giorgio, Frandisca-Donna Covella, Bofia-Soccorso, Sant'Antonio, San Domenico e Castello.

Storia: Fondato nelle adiacenze del fiume Torbido, Grotteria vanta i primi insediamenti urbani dell'area, risalenti all'età del ferro; i ritrovamenti archeologici, nel secolo scorso, in località S. Stefano, inoltre, testimoniano la vicinanza a quella che fu la forte cultura magnogreca di Locri Epizephiri (il nome del torrente “Zarapotamo”, ad esmpio, deriva dal greco e significa “fiume asciutto”).

La storia narra che le due civiltà si fusero e, delle due, prevalse quella dei Locresi, intorno al X – VII sec. AC . Seguirono i Romani e, via via, altre civiltà, che diedero a Grotteria nomi e tradizioni. Nel periodo bizantino, infatti, Grotteria risenti' molto dell'influenza di Costantinopoli: usi, costumi, tradizioni, religione e nomi si adeguarono alle tradizioni della cultura dominante. Nel X sec. dC, quando i Saraceni infestavano, ormai da tempo, le coste calabre, costringendo le popolazioni a spostarsi nelle zone interne, anche i Grotteresi abbandonarono il primo nucleo abitativo e si spostarono sulla cima di una collina, nel tentativo di difendersi dagli attacchi via mare.

Con i Normanni, Grotteria diventò signoria indipendente, acquisendo notevole importanza, anche se, a causa di violenti terremoti, che si abbatterono sul paese (tremendi quello del 1160 e quello del 1184) e provocarono danni e vittime, i momenti di gloria e prosperità si alternarono a periodi bui. Nel frattempo, la diffusione della lingua volgare determinò l'adozione di diverse denominazioni del centro, che ricevette, dapprima, il nome di "Grottarea", successivamente trasformato in "Grottaria" e, infine, in "Grotteria", secondo la denominazione introdotta dagli Svevi e mantenuta, poi, dagli Angioini. Da questo momento, la storia di Grotteria registra un avvicendarsi di feudatari.

Molto bella e pittoresca è la descrizione di Grotteria di Nicodeo Palermo del 1885 nella sua “Sul dritto di Grotteria ad avere conservata la sua antichissima Pretura - Memoria”:

“Sita su di una elevata roccia, alle falde di quella diramazione degli Appennini che guarda a levante; cinta di colli incantevoli e ricca di lussureggiante svariata vegetazione; salutata al suo sorgere dal sole che ella prospetta, a chi viene dalla marina Grotteria si presenta sotto l’aspetto di vago anfiteatro, sporto il centro in fuori e tirato in dentro ai lati, quasi aquila che tenga distese le ali.

Dolcemente declinando, va giù fino alla pianura, dove scorre il Caturello; e sempre in mezzo a deliziose campagne, nelle quali fanno di sè superba mostra, assieme ad altri alberi fruttiferi d’ogni sorta, il fico e l’ulivo, il gelso e lo arancio, il mandorlo e il limone, il castagno e la quercia, mentre i suoi colli, lieti di abbondanti vigneti, danno assai squisiti e pregiati vini. Tutto ciò rende assai abbondante il paese, dove pure, tenuto conto delle locali condizioni, non v’ha penuria di quanto può servire a’ bisogni della vita.

Le sue strade interne, benché in pendìo, mercè le cure della solerte Amministrazione comunale, sono ora ridotte ad assai comodo transitare, e vengono di notte illuminate con sufficienti fanali a petrolio.


I dieci cognomi più diffusi nel comune di Grotteria .

Panetta, Bruzzese, Galluzzo, Oppedisano, Agostino, Belcastro, Barbiero, Marando, Mazzaferro, Femia.


church

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Chiesa del Crocifisso

La chiesa fa parte della “Parrocchia S. Maria Assunta”, individuata catastalmente come Santuario interparrocchiale SS. Crocefisso.

Dalle notizie in nostro possesso, si vuole che la Chiesa del Crocefisso (o del Salvatore), sia stata eretta nel corso del XVI, dai frati Cappuccini che risiedevano a poca distanza (circa 100 mt.).

Il Convento dei Francescani, era situato alle porte del paese, e ospitava una comunità di circa 20 monaci, fu proprio un Padre Cappuccino che nel 1707 realizzò la statua in cartapesta del SS. Crocefisso che oggi si custodisce nella chiesa e che è stata di recente restaurata (lavori terminati il 18 agosto 2002. Si veda per un approfondimento, il minisito dell'Istituto per l’Arte e il Restauro “Palazzo Spinelli” di Firenze dedicato al restauro della statua).

A proposito della statua del SS. Crocefisso, si racconta che nel febbraio del 1745 su Grotteria si abbatté una violenta tempesta che causò molte vittime ed ingenti danni a tutto il territorio. I grotteresi terrorizzati da quello che poteva ancora accadere, decisero di affidarsi al SS. Crocefisso portandolo in processione per il paese: miracolosamente la furia della tempesta cessò. Come gesto di ringraziamento, i fedeli scelsero il SS. Crocefisso come nuovo Santo Patrono di Grotteria, in sostituzione di San Gaudioso Vescovo che lo era fin dal lontano anno 1000.

Il Monastero, e numerosi altri edifici religiosi e non, andarono interamente distrutti con il terremoto del 1783, e i monaci superstiti furono trasferiti; nel luogo del monastero e più precisamente la dove sorgeva il piccolo cimitero all’inizio dell’800, il comune di Grotteria realizzò il primo Campo Santo del comune; successivamente, nel corso degli anni ‘60 furono realizzati due fabbricati dello IACP tuttora esistenti (comunemente chiamate INA Case).

La Chiesa del Crocifisso, come abbiamo già visto per altri edifici religiosi, nel corso dei secoli ha subito diversi danneggiamenti provocati da terremoti e alluvioni, la stessa non restò immune dal terremoto del 1783 dal quale ebbe consistenti danni, come anche avvenne per le numerose alluvioni abbattutesi sul territorio lungo tutto l’800.

Di questi in particolare esiste una ricca documentazione presso l’archivio di Stato di Reggio Calabria, dalla quale è stato rilevato un dossier datato 1847, riguardante i lavori da eseguire in tutte le chiese del comune di Grotteria, nel quale sono contenute le annotazioni sui lavori necessari alla chiesa del Crocefisso.

All’inizio del XX secolo, con il sisma del 1908, la chiesa viene demolita perché resasi pericolante. Successivamente ricostruita viene realizzata più grande e in unica navata in posizione più arretrata per adibire lo spiazzo posto al lato est a piazza sulla quale viene anche realizzato il calvario.

Dai disegni dell’epoca si nota come la chiesetta originaria fosse più piccola e sorgesse con la porta d’ingresso che guardava a oriente, sull’asse est-ovest ; mentre quella attuale è stata eretta sull’asse sud-nord con la porta d’ingresso che guarda a meridione.

Danneggiata dalle alluvioni del 1951-53, è stata restaurata nel 1955; nuovamente danneggiata con il crollo del tetto nel 1969 viene nuovamente restaurata nel 1971 con interventi che non hanno risolto adeguatamente i vari problemi, soprattutto statici, di impermeabilizzazione, di infiltrazioni d’acqua e di umidità.

Per quanto concerne la sistemazione dell’interno, realizzata sempre nei lavori sopra descritti fra il ‘69 e il ’70 si è provveduto all’adeguamento degli spazi celebrativi secondo la riforma liturgica voluta dal Vaticano II e attuata da Papa Paolo VI consistente nella rimozione delle balaustre, collocazione di un nuovo altare situato in modo da consentire al celebrante di rivolgersi verso il popolo, della sede del presidente, dell’ambone, della custodia eucaristica (tabernacolo).

Ulteriori alluvioni a metà degli anni ’80 rendono la situazione di degrado cronica e di difficile soluzione, le scosse di terremoto del 5 Settembre 1997 evidenziano le lesioni già esistenti, per concludere con la cronaca dei nostri giorni, scandita dalla lunga alluvione del 9/10 settembre 2000 e 1 ottobre 2000, dove, in più riprese gli effetti del mal tempo hanno reso insostenibile lo stato di devastazione in cui versa la chiesa.

L’interno della chiesa è ad unica navata, con abside semicircolare coperta a volta a quarto di sfera (catino), le modanature e tutte le decorazioni sono a stucco, le pareti sono intervallate da archi poggianti su lesene coronate da capitelli a stucco decorati in stile composito.

Nella parete a est, è ospitata una nicchia la quale contiene in un sarcofago in vetro la statua raffigurante un Cristo morto; nella parete ovest un altarino con nicchia anch’essa adornata da stucchi realizzati nel contesto delle sistemazioni dell’altare; nella parete nord si trova una seconda nicchia posta tra i due pilastri dell’arco trionfale, nella quale è allocata la statua della Madonna di Val Verde.

Il gruppo dell’altare risulta addossato alla parete del coro, sistemazione ottenuta dopo i lavori citati, per i quali inoltre sono stati smontati gli elementi che caratterizzavano l’altare originario rendendo impossibile attribuire all’altare una forma stilistica ben definita.

All’esterno fra le pareti perimetrali risulta rifinita la sola facciata principale, ma anche questo intervento, risulta aver distrutto l’originario aspetto della chiesa con la totale cancellazione degli ordini con lesene lisce, capitelli e cornici distrutte nel restauro precedente.

Grazie di http://www.grotteriaonline.com/ e and http://www.comune.grotteria.rc.it

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